Malanni stagionali e bambini

Salute dei più piccoli. La pediatra risponde: “Non uscire, fa freddo, ti prenderai un raffreddore”. Oppure “copriti bene, o ti ammalerai”. O ancora “prendi questo, guarirai”. Non c’è bambino che non si sia sentito ripetere queste frasi come ‘mantra invernali’ pronunciati da generazioni di madri e di nonne, e che non si sia visto costretto a chiudersi in casa nella convinzione che “restare al caldo” protegga dai malanni di stagione. Falsi miti da sfatare secondo la pediatra Marinella Lavelli del Centro medico Santagostino di Milano, che in 10 punti ricorda cosa serve e cosa no per evitare i piccoli acciacchi respiratori, o per farli passate. Eccoli: 1) Il raffreddore non è causato dal freddo. Naso che cola, tosse e febbricola sono provocati da un’infezione virale e il freddo c’entra poco. E’ più giusto dire che alcune condizioni aiutano i virus a farsi strada nell’organismo. “Un importante ​stress termico, come passare da un ambiente molto caldo a uno molto freddo senza adeguare l’abbigliamento, può essere una condizione favorente”, ammette l’esperta. “Questo non vuol dire che il freddo dell’ambiente esterno sia la causa del raffreddore, ma può spiegare l’origine del termine”. In concreto, “giocare a calcio al parco in pieno inverno con un maglioncino leggero e coprirsi meglio alla fine non è affatto dannoso per la salute”, assicura la pediatra. “Lo è invece restare in un ambiente molto caldo con giacche e cappotti, e poi uscire al freddo con una temperatura corporea troppo alta e coperti di sudore”. 2) Portare i bambini al parco nelle giornate fredde non è pericoloso per la salute. La trasmissione di virus e batteri è difficile all’aperto. “Giocare al parco è un’attività salutare anche in pieno inverno. Passeggiare nelle vie di grande traffico invece può essere un problema, non solo per i bambini”, avverte Lavelli.3) Gli antibiotici non servono per il raffreddore. Sono farmaci antibatterici, non hanno alcuna utilità nelle infezioni virali e abusarne alimenta l’emergenza dei superbatteri resistenti. Gli antibiotici servono invece in caso di complicanze come bronchiti, otiti medie e sinusiti. “Una secrezione nasale giallastra per 3-4 giorni rientra nella normale evoluzione di una rinite da virus – precisa la pediatra – Se però persiste oltre una settimana, vuol dire che c’è del muco infetto nei seni paranasali e in quel caso la terapia antibiotica è utile. Deve però essere prescritta dal pediatra, a dosi corrette e per un tempo sufficiente. 4) Il raffreddore passa da solo. Nella stragrande maggioranza dei casi non è necessaria alcuna terapia, salvo una ​corretta igiene nasale ed eventualmente di qualche giorno di riposo. Occhio poi a come si prende aria: “Se si respira prevalentemente dalla bocca – ricorda il medico – il filtro esercitato dalla mucosa nasale viene saltato ed è più facile avere una ​complicanza batterica. Per questo è importante tenere ​ sempre il naso pulito, lavandolo spesso con soluzione fisiologica tiepida”. 5) I lavaggi nasali sono importantissimi. Il metodo più semplice è usare una siringa senz’ago da 5, 10 o 20 millilitri, in base all’età del bambino. La posizione può essere sdraiata su un fianco per i lattanti, a capo reclinato in avanti e leggermente ruotato di lato per i bambini un po’ più grandi e per gli adulti. Nella narice posizionata più in alto si introduce lentamente la soluzione fisiologica intiepidita, e la si vedrà uscire dall’altra narice. L’operazione può essere ripetuta più volte di seguito. 6) L’oscillococcinum è inutile. “Non vi sono prove scientifiche dell’utilità dell’oscillococcinum, né di altri farmaci alternativi” e rimedi ‘dolci’, ammonisce Lavelli. 7) Non bisogna modificare l’alimentazione. “Mi preme sottolineare che non serve assolutamente modificare la dieta: da qualche tempo – testimonia la pediatra – si è diffusa l’idea che il latte favorisca la secrezione bronchiale e che quindi vada sospeso in caso di tosse. Non ha alcun senso. La dieta del bambino deve essere equilibrata, e latte e derivati non devono mancare. Il latte di riso e il latte di soia non sono equivalenti a quelli animali dal punto di vista nutrizionale. ​Solo in caso di febbre elevata è opportuno ridurre l’apporto di grassi, e il latte ne contiene, e aumentare l’apporto di carboidrati, ma solo per tempi brevi”.8) L’igiene è un’ottima prevenzione. Contro il raffreddore “lavarsi bene le mani è più utile che prendere farmaci. E’ bene anche pulire spesso le superfici orizzontali come banchi e scrivanie, perché i virus vi permangono a lungo”. Ancora: “E’ utile, ​se c’è in famiglia un neonato ​o un lattante, che chi è raffreddato non stia a contatto con il piccolo o si lavi bene le mani e indossi una mascherina quando deve accudirlo. Gli stessi virus che in un bambino grandicello o in un adulto causano un semplice raffreddore, nei piccolissimi possono causare sintomi importanti”, osserva il medico. 9) I farmaci cosiddetti sintomatici non guariscono. Servono solo per tenere sotto controllo un sintomo, quindi per sentirsi meglio, ma non hanno alcuna azione sulla causa. Quanto alla febbre, “è soltanto un sintomo e non è di per sé pericolosa, anzi è un indice dell’attivazione delle difese – puntualizza la pediatra – Se però è molto elevata impedisce il riposo e causa perdita di liquidi. In quel caso, oltre a idratarsi bevendo molti liquidi, eventualmente zuccherati, può essere utile assumere del paracetamolo”.10) Entro certi limiti un bambino deve ammalarsi. “Ed è anche utile che gli capiti”, garantisce Lavelli, perché “il suo sistema immunitario deve imparare a riconoscere virus e batteri. Un bambino di un anno che frequenta l’asilo nido e si ammala una volta al mese in autunno e inverno è assolutamente normale. Certo, qualcuno è più forte e si ammala meno spesso, ma non è questa la regola. In qualche caso, però, le infezioni sono davvero troppo frequenti e si verificano anche in primavera-estate. Allora può essere utile rivolgersi al pediatra per qualche accertamento ed eventualmente per una terapia preventiva”.



Leave a reply